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Working Class Zero

Categorie Curriculum, Spettacoli

Compagnia degli Equilibristi

Regia di Roberta Mandelli

drammaturgia di Paolo Bignamini,Daniela Mandelli e Roberta Mandelli

Con Laura Formenti e Cristian Stelluti

assistente alla regia e video Silvia Severino

 

Vincitore dei premi miglior spettacolo e miglior drammaturgia al festival “La storia siamo noi”

Vincitore miglior corto teatrale a Scenaincorto Varese 2010

Finalista premio teatrale Anna Pancirolli 2008

Finalista premio Giovani Realtà del Teatro2008

Selezione Bando Schegge 2011

 

 

Il progetto Working Class Zero vuole fotografare la nostra generazione. Un’angolazione, più angolazioni, più inquadrature. Facce di un cubo. Che però è un cubo di Rubik. Siamo cresciuti negli anni ’80 e quegli anni sono stati il vero incubatore dell’assenza dell’ideologia,un’assenza in parte preparata dalle generazioni precedenti. Quel vuoto ha portato alla precarietà dei trentenni: la generazione che non cresce, i Mucciniani dell’ultimo bacio, quelli che hanno come ultima ideologia rimasta quella del viaggio, della fuga. Cambiare aria, perché a cambiare il mondo non ci pensano nemmeno. La nostra generazione è questa: agenzie interinali, lavori quantomeno originali, corsi formativi molto specifici e tirocini che evitano la disoccupazione. Ma anche corsi bizzarri con cui fronteggiare il tempo che passa: latino americano prima di tutto, ma anche cucina macrobiotica, potatura di bonsai. E intanto il momento di lasciare “mammà” è sempre più distante e restiamo in attesa che la situazione migliori, come se questo ci fosse dovuto. Ci sentiamo derubati del futuro che da piccoli credevamo di meritare e restiamo fermi, ad aspettare. Matteo ed Elena hanno trentaquattro anni e vivono sospesi, cristallizzati in questa situazione: tra colloqui di lavoro sbagliati e precarietà sentimentale prima ancora che lavorativa, sono vittime e carnefici di questa loro generazione, e credono perfino che non esista più una generazione. Ma allora, una volta rotte le righe del gruppo, dell’ideologia, in balia del cinismo e della disillusione, senza un lavoro, senza una casa, senza una convinzione, cosa resta? Un sano realismo o il bluff di una vita già compromessa?